Amici fino in fondo

Nulla avviene per coincidenza. Ormai ne sono convinta. Qualsiasi cosa ti succeda, qualsiasi incontro avvenga, sono legati da un filo sottile eppure tanto presente. Basta riconoscerlo. Volerlo riconoscere.

Oggi, in una giornata difficile per Margherita (ha dolori, fa fatica a camminare, vuole compagnia e mi guarda con uno sguardo che “chiede”, spesso implora, l’abbraccio), un’amica – Fabiola – mi ha portato un volantino: a Spresiano, in provincia di Treviso, il 30 marzo prossimo sarà presentato un libro, “Amici fino in fondo“, di un autore di cui non avevo mai sentito parlare, il triestino Stefano Cattinelli. Ci sarà anche lui alla presentazione.

Mi sono fermata a leggere il voloantino mentre Margherita brucava l’erba fresca al mio fianco. “Questo libro”, leggo, “racconta, attraverso episodi realmente accaduti, delle difficoltà che la persona incontra nel momento in cui sente che l’eutanasia, quella puntura che porta a morire l’animale, rappresenta per lui un momento di grosso conflitto interiore.  Le tre parti del libro conducono il lettore attraverso una serie di pensieri, emozioni e azioni nei confronti di tale evento.  Pensieri che necessariamente vengono richiesti all’uomo di fare, dato che la differenza peculiare tra lui e l’animale è specificatamente l’uso del pensiero.  Emozioni perchè il livello di comunicazione tra lui e il regno animale è esclusivamente il livello emozionale.
Azioni perchè di fatto nelle decisoni da prendere e nel susseguirsi degli eventi, la necessità di essere lucidi assume un ruolo fondamentale per gestire correttamente l’evento morte.  L’amore, l’amore che profondamente ha sempre legato l’uomo all’animale, rappresenta il motore che spinge l’uomo a cercare soluzioni diverse dalla solita eutanasia, e e che ci spinge a confrontarci con tale evento secondo i principi della guarigione spirituale.  Guarigione che, per definizione è esclusivamente esperienziale.
Sia per l’uomo che per l’animale”.

Rimango senza fiato, e un po’ impaurita a dire il vero. Spresiano non è lontano da casa mia, ci andrò. Ma appena tornata a casa, capisco che voglio saperne di più. Subito. Che non posso aspettare dieci giorni.

Una ricerca in Internet e trovo tutto. Stefano Cattinelli ha un sito tutto suo che mi colpisce nei contenuti e che mi conferma che ho trovato (o sto trovando) aiuto.
Qui si parla molto di rapporto fra umani e animali. E anche di come accompagnare gli amici pelosi verso la morte. Non di punture per farli andare via prima del tempo.

Non ci ho mai pensato per Margherita. E chi ha seguito fin qui questa mia storia lo sa bene. Margherita continuerà a vivere e pascolare fino al momento in cui capiremo – il suo veterinario ed io – che sarà giunto il momento. Non ci saranno iniezioni di morte. Cercheremo solo di accompagnarla, nel modo migliore (ma quale sarà?) verso quel momento.

La cosa mi spaventa, è ben immaginabile. Soprattutto perché un cavallo non è un cane, un gatto. Non vive nella mia casa.  E’ altrove anche se vicinissimo. Posso stare con lei solo alcune ore al giorno. Non la notte, quando forse si potrebbe sentire più sola. Quando sarà morta non la potrò prendere in braccio e riporre nella terra.

Ecco quello che scrive Cattinelli in merito a questa problematica:
“La morte dell’animale può, e dovrebbe, rappresentare per la persona vive, e che ha vissuto, per così lungo tempo con la sua personale scintilla animale, un piccolo cammino iniziatico.
Se non altro, un pezzetto di quel cammino di autoiniziazione al quale, come Uomini, tutti siamo chiamati a confrontarci.
Iniziazione significa vivere sulla propria pelle delle esperienze che hanno lo scopo di mutare la percezione che abbiamo di noi stessi e del mondo che ci circonda; significa compiere, attraverso dei rituali, (e in questo senso la morte, storicamente, può essere considerato “il rituale iniziatico” per eccellenza) delle azioni, interne ed esterne, che servono ad affrontare in maniera differente il dipanarsi del filo della propria esistenza.
Autoiniziazione significa che in questo percorso non c’è nessun maestro esterno, nessuna figura umana che possa dire quello che è giusto o sbagliato fare nello svolgersi degli eventi. Solamente la persona che vive in prima persona tale evento potrà, e saprà, trovare il giusto equilibrio nel fare e nel non fare. Solo lei, essendo specificatamente proprio lei la persona alla quale l’animale ha delegato l’interpretazione del suo linguaggio emozionale, saprà riconoscere il giusto momento nel quale è opportuno sospendere le terapie e, attraverso un profondo mutamento interiore, seguire le vie dell’accompagnamento consapevole”.
L’articolo completo lo potete trovare online.

Prima di iniziare a riflettere sull’esperienza che sto vivendo con la malattia senza scampo di Margherita, non pensavo che sarei arrivata a pensare, a teorizzare, le stesse cose scritte da questo signore che non conosco. In fondo ho sempre vissuto con animali. E molti di loro mi hanno lasciata. Ma evidentemente in quei momenti non ero pronta. Ora sembra diverso. Mi si stringe il cuore di fronte a questo ennesimo dono di Margherita.

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