Sto aspettando…

Poco prima di Natale ho saputo che Margaritha è gravemente ammalata: due tumori maligni alla parotide. Nulla da fare. Solo aspettare.

Questo è il diario di questi giorni insieme a lei.Con buone probabilità ultimi giorni. Giorni diversi, nella consapevolezza della malattia e della futura perdita. E’ la storia di una relazione forte, oggi da renventare visto che non possiamo più andare insieme a passeggiare per i campi della campagna trevigiana. Racconterò a voi che leggete e a me stessa il presente e il passato. Per non farli fuggire. Per lasciare, nero su bianco, qualcosa di lei. Per condividere questo amore e questa sofferenza. Sperando che faccia bene anche a me.

So che forse a qualcuno farà orrore che possa amarla e parlarne come fosse un essere umano.  Ma sono convinta che negli animali, e in particolare nel cavallo, risieda l’essenza dell’amore e della compassione. Il cavallo di vento, come lo chiamano gli sciamani mongoli, risiede nel petto, è il potere dell’anima del cuore. Nutre il cuore e ne aumenta la forza, proprio come il vento ravviva il fuoco. Sale e scende durante la vita. Più ne abbiamo più il nostro cuore e tutta l’anima hanno potere. Contribuisce alla fortuna e alla buona salute. Si accresce con atti nobili e rituali sinceri. Chi ha molto vento nel suo petto sarà magnanimo e coraggioso.

Secondo la vecchia tradizione buddhista, le forti correnti d’aria himalayane guidano le preghiere verso il cielo, trasportate dal Cavallo del Vento. Quando il bordo delle bandierine colorate di cotone comincia a sgretolarsi a causa dell’azione del vento, tutte le preghiere riportate al loro interno cominciano a realizzarsi. In ogni bandierina è disegnato al suo centro un cavallo, il famoso Cavallo del Vento, dal quale deriva il nome in tibetano LUNG-TA. Il cavallo trasporta dei gioielli luccicanti sul dorso. I tre gioielli rappresentano Buddha, il Dharma (l’insegnamento buddhista) e il Sanga (la grande comunità buddhista). Tutti insieme danno vita alla Trinità Buddhista.

Potrei scomodare altri grandi persone per dirvi che l’amore che scambiamo con gli animali è il fra i più puri. Perché no Lev Nikolaevic Tolstoj che alla vecchiaia “maestosa e disgustosa” di Cholstomer, castrone pezzato, dedicò un piccolo e affascinante racconto. Perché no Fernando Savater che descrive il suo “Il gioco dei cavalli” come “un omaggio, una celebrazione, una dichiarazione d’amore…lavoro pieno d’affetto….” dedicato alla memoria e all’ombra “veloce e gagliarda” di Todo Azul, come rappresentante di tutti i numerosi puledri che il filosofo spagnolo ha amato nel corso della vita.

Senza scomodare grandi nomi, a coloro che avranno la benevolenza di crederlo vorrei dire che Margherita che è stata per me, e lo è ancora, come una maestra di vita e d’amore.

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