L’empatia della vita e della morte

Questi lunghi mesi, da dicembre 2006 a oggi, vicina a una cavalla che avrebbe dovuto morire nel giro di poche settimane, mi hanno sicuramente cambiata. Il solo fatto di aver accettato la sua malattia e la possibile perdita mi ha messo in una condizione di accoglienza e di empatia nei suoi confronti che ha aiutato entrambe.

Certo sono stati necessari – e non sono arrivati per caso – un incontro (quello con il dottor Cattinelli di Trieste), i fiori di Bach (elm, sclerantus, heather, cicory), un libro (Amici fino in fondo), ma oggi credo di intuire cosa significa accompagnare un proprio amico di cammino verso la fine della sua esistenza. Accompagnarlo. La scelta di non abbattere Margherita è stata positiva per entrambe. Per lei che nove mesi dopo è ancora qui con noi. Per me che sto imparando ancora tanto da lei. Dal suo lasciarsi vivere e dal suo voler vivere pur senza attaccamento alcuno alla vita in se stessa.

Oggi voglio mettere a disposizione di tutti coloro che hanno bisogno questa mia empatia e riflessione. Scrivetemi su questo blog…risponderò.

2 pensieri su “L’empatia della vita e della morte

  1. giusi

    Accompagnare qualcuno a cui vuoi bene alla fine dell’esistenza…è così difficile e quando lo stai facendo ,continui a sperare che non accada adesso,domani,mai.A volte perdi tempo con questi pensieri invece di vivere pienamente gli ultimi momenti.La soffrenza poi,quella è impossibile da sopportare…

  2. papua

    Non credo sia solo l’accompaghare alla fine di una esistenza. Credo sia molto più profondo e totale. Proprio l’atto, tra due esseri viventi di accompagnarsi. Per molto o per poco. Non solo tu stai accompagnando lei, ma anche lei a te. E in realtà in un qualche modo vi state dando in modo reciproco delle forme di vita

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