Archivio mensile:febbraio 2008

Vorrei renderle la vita più naturale, equinamente naturale

Margherita sta davvero meglio: la tosse è scomparsa e ha ripreso a mangiare.
Ho cambiato i fiori (elm, genthian, willow e wild rose) e sto ancora dandole il reckweg r9.
La vedo e la sento meglio. L’ho messa in paddock insieme alla giovane bardigiana Sabrina e l’incontro ravvicinato va benissimo: margherita mi sembra non solo a suo agio ma anche molto ma molto contenta di essere in compagnia.
Così anche oggi le ho lasciate insieme per tutto il giorno.
Guardarla stare meglio, superare anche questo malessere, ha fatto insorgere in me alcune domande, dubbi e pensieri: sono passati 15 mesi da quando le sono stati dignosticati i tumori, 11 da quando ho cominciato la terapia…non potrò più montarla e la sua vita continuerà fra il box e il paddock.
Vedendola felice insieme all’altra cavalla, mi sono chiesta se non le piacerebbe vivere in modo più naturale. Cioè in un grande spazio, con altri cavalli, in mezzo al verde e alle colline. A una quarantina di km da casa, diciamo un’oretta di macchina, ci sono le colline del Montello e alcuni maneggi che offrono questa possibilità. Avevo pensato di portare lì la piccola per l’estate per fare insieme belle passeggiate. Ma ora mi chiedo se non portarci anche Margherita.
Ma…la stresserebbe un cambiamento di questo tipo? Il viaggio (un’oretta) sarebbe troppo impegnativo? starebbe comunque insieme a una cavalla amica e mi vedrebbe 3-4 gg alla settimana. Non soffrirebbe il caldo dell’estate perché in collina si sta benissimo.
E poi, potrei diradare il lycopodium? 3-4 gg/settimana invece che ogni giorno?
Non è affatto obbligatorio andare in collina. Lì dove siamo stiamo bene….ma mi chiedevo come renderle la vita più bella e soprattutto più naturale…equinamente naturale.

Superata anche questa…almeno sembra

Anche la tosse sembra superata. Margherita sta meglio. Sia lo sciroppo di propoli che il Reckweg R9 hanno fatto effetto. Non l’ho più sentita tossire e ha ripreso a mangiare regolarmente. Al mangime, una volta al giorno aggiungo 60 grammi di semi di fieno greco che funzioneranno come ricostituente.
Oggi pomeriggio ho fatto un esperimento: l’ho messa in paddock insieme a Sabrina, la bardigiana di 5 anni che ho da  febbraio 2007 e che per me è un vero e proprio supporto psicologico all’aiuto quotidiano che dò a Margherita.
Beh…l’esperimento è stato un successo: si sono annusate, mordicchiate, studiate senza isterismi o scontrosità. Soprattutto da parte di Margherita che non ama i suoi simili, soprattutto se ci sono io nei dintorno. Sono il suo branco e deve proteggermi. Con Sabri, invece, si è dimostrata curiosa e disponibile. E’ nata una nuova amicizia? Speriamo. Non può che farle bene.

Elm, Genthian, Willow e Wild Rose per tirarla un po’ su

Questa mattina ho parlato con il dottor Cattinelli di Trieste che da marzo scorso sta seguendo Margherita. Gli ho descritto sintomi e umore. Ha modificato un po’ la cura. Si va sempre avanti con il Lycopodium 12 ML per rendere forte il sistema immunitario ma si cambiano i fiori. Ora il mix è fra Elm, Genthian, Willow e Wild Rose. Una miscela di fiori per tirarla un po’ su, soprattutto di morale. Aggiungerò anche Reckweb R9 per la tosse. Ogni tanto sono stanca. Non tanto per il tempo che dedico a starle dietro e a regalarle la migliore vita possibile…ma perché ho paura di quello che mi aspetta. Ogni tanto vorrei che finisca, qui, subito. Che non debba suffrire. Che non debba vederla soffrire.

Il tumore sta crescendo

Il veterinario che ho qui a Treviso mi ha confermato la diagnosi: il tumore sta scendendo nella gola. Margherita è svogliata e io sono in ansia. Anzi. Mi sento anche in colpa perché non sto con lei abbastanza. Perché ogni tanto la trascuro per montare l’altra cavallina. Perché vorrei, ma non posso, concentrarmi solo sul suo possibile benessere.

Margherita non sta bene

Margherita non sta bene. Ha la tosse. Mangia poco mangine. Rampa il box. Il tumore si sta ampliando. Sta scendendo lungo la gola, da entrambe le parti. Guardandola attentamente mi era sembrato che fosse così e il veterinario mi ha dato conferma. Ho paura che si soffochi. Questo è uno degli scenari che mi è stato prospettato. Per ora continuo con i soliti rimedi e ho aggiunto uno sciroppo a base di miele e propoli. Sono triste.

In viaggio (mostruoso) verso la morte

Confesso: quel video non lo guarderò mai. Ho già letto. Negli anni. Ho già visto troppo immagini. Ma chi non sa, guardi il nuovo video e legga il nuovo dossier, distribuiti in Italia dalla LAV, la Lega antivivisezione, che documentano il trattamento impietoso e il trasporto in condizioni drammatiche, spesso illegali, dei cavalli destinati alla macellazione in Italia.

L’Italia importa l’84% dei cavalli vivi movimentati nell’Unione Europea, equivalenti a circa 80.000 cavalli vivi nel 2006 e 90.000 nel 2005, la maggior parte dei quali provengono dalla Spagna e dall’Est Europa, in particolare Lituania, Romania e Polonia. Con 170.000 cavalli macellati ogni anno, l’Italia detiene il negativo primato del più alto consumo europeo di carni equine, sebbene in flessione rispetto agli anni ’90 (260.000 cavalli macellati in Italia nel 1995).

I cavalli sono trasportati su camion per 36-46 ore verso l’Italia, spesso senza riposo, senza cibo e acqua adeguati, a temperature che d’estate superano i 40° C. Alcune investigazioni hanno documentato gravi illegalità come la violazione del requisito (Regolamento (CE) N.1/2005) del trasporto dei cavalli in “stalli individuali”, per viaggi lunghi più di 8 ore.  “Per fare un paragone, immaginate quanto sarebbe drammatico se migliaia di persone fossero ammassate su un autobus o nei vagoni della metropolitana per 36-46 ore consecutive, senza possibilità di muoversi, senza acqua e cibo, al caldo e al freddo – dichiara Roberto Bennati, vicepresidente della LAV – I controlli di polizia hanno costantemente rivelato la sofferenza e la crudeltà del commercio di cavalli vivi destinati al macello, dal momento che la normativa comunitaria che prevede che i cavalli viaggino in box singoli e possano riposare, nonché avere cibo e acqua sufficienti, viene regolarmente ignorata. Seguendo l’impegno del Piano quinquennale sul benessere animale, l’UE entro quest’anno proporrà nuove e più restringenti norme per ridurre i tempi di viaggio e le densità di carico degli animali vivi destinati al macello; ai nostri Ministri della Salute e delle Politiche Agricole chiediamo l’impegno a seguire questa linea, a contrastare le illegalità e a fermare questo crudele trasporto di animali vivi.”

“Il trasporto di carni refrigerate è in corso da più di 125 anni, eppure ancora milioni di cavalli, bovini, suini e pecore soffrono e muoiono ogni anno per essere trasportati su lunghe distanze, inutilmente, soltanto per essere macellati sul luogo d’arrivo e per un consumo di cui non vi è alcuna reale necessità – continua Roberto Bennati – Il trasporto su lunga distanza di animali vivi destinati alla macellazione è un grande business mondiale, malgrado gli evidenti e seri problemi di salute, di sicurezza e di qualità della carne che provoca. In qualsiasi momento del giorno ci sono più animali in viaggio, che persone.”

Il consumo di carne di cavallo è concentrato in alcune regioni: la Puglia consuma il 32% del totale nazionale, la Lombardia il 14,3%, il Piemonte il 10,8%, l’Emilia Romagna il 9,2%; il Veneto il 7,6%, il Lazio il 5,5%; tale consumo risulta in diminuzione (la media procapite è di quasi 1 kg), segno di una evoluzione culturale probabilmente legata ad una sempre più estesa identificazione del cavallo come animale “da compagnia”.

I consumatori italiani non sono correttamente informati circa l’esatta provenienza di questa carne: in particolare in Puglia, dove i consumatori richiedono carne di cavallo “fresca” acquistata esclusivamente presso il macellaio di fiducia, i consumatori sono convinti di comprare carne di cavalli “locali” cioè allevati in zone vicine al luogo di macellazione e comunque animali che non subiscono un lungo trasporto verso il macello. In realtà i cavalli provengano da Lituania, Romania, Polonia e Spagna e per arrivare al mattatoio sono costretti a viaggiare anche per due o tre giorni.

Il dossier distribuito in Italia dalla LAV e in tutto il mondo dalla Coalizione internazionale “Handle with Care” (Trattare con Cura)*, documenta i principali effetti del trasporto sugli animali e quindi sulla qualità delle carni, tra questi: lesioni ed ecchimosi, e quanto più queste sono gravi minore è la quantità di carne commerciabile; la cosiddetta carne DFD (Dark, Firm, Dry: scura, rigida e secca), provocata dal consumo del glicogeno nei muscoli a causa della spossatezza degli animali dovuta ai lunghi viaggi; una maggiore durezza delle carni e la cosiddetta carne PSE (pale, Soft, Exudative: pallida, molle, essudativa); contaminazioni da salmonella.

Morena: “La storia di Margherita mi dà coraggio”

di Morena
Ciao, cercavo informazioni sui purosangue irlandesi e ho letto la tua storia
Da bambina sognavo di avere un cavallo ma non fu possibile, a 20 anni sognavo di fare lezione e ne feci qualcuna…ora a 41 mi ritrovo a fare lezione e ad avere un cavallo…. un purosangue irlandese, appunto.
Arriva dalle corse….. ritirato perché non bravissimo, operato alle ossa del dito di una delle zampe anteriori……destinato a qualche palio….. è arrivato alla mia attenzione. Il suo allenatore, mio amico , me lo ha presentato come cavallo di buon carattere….ed effettivamente è così….ma io di cavalli ne so davvero poco e lui è un giovane stallone. Compirà 4 anni a maggio. Attorno ruota un mondo di gente che “ne sa moltissimo” e sono tutti molto bravi a dire che è bello e subito dopo ad aggiungere che non è il cavallo per me…ok sarà anche così, ma gli sarebbe toccata una triste fine se tutti la pensassimo alla stessa maniera…. io sono convinta che lui possa abituarsi a tante cose piacevoli per lui e per me. Costerà fatica…. ma sarà così impossibile?
Stasera sono davvero pensierosa… io non voglio rinunciare al mio Untouchables. Leggerti nella storia con la tua Margherita mi ha dato coraggio…. grazie.

E’ di nuovo febbraio….

Mi scuso con tutti coloro che seguono la storia di Margherita, la mia cavalla purosangue irlandese malata dal dicembre 2006 di tumore nell’area della parotide sinistra. Una diagnosi che la condanna perché non può essere operata nè curata adeguatamente. Mi scuso perché è da tanto tempo che non scrivo per dare conto della salute della cavalla.Chi ha letto i precedenti post, sa che per non perdere la mia compagna, nel marzo 2007 ho iniziato una cura omeopatica che le rafforza il sistema immunitario. A 15 mesi dalla diagnosi dei tumori e a quasi un anno dalla cura, siamo ancora qui. Margherita è viva e conduce una vita quasi normale.

La sua salute va ad alti e bassi. Così il mio umore. Ogni tanto la fatica – concreta ma anche psicologica – di seguire quotidianamente un animale gravemente malato, si fa sentire. Ogni giorno Margherita prende 10 gocce di Lycopodium per attivare le difese immunitarie, 4 compresse di Reckweg R1 contro i dolori che queste masse tumorali le provocano, 4 gocce tre volte al giorno di Fiori di Bach per calmare le sue ossessioni nei miei confronti (cerca la vicinanza fisica costante, come ogni essere che sta male).

Ogni giorno, a sera quando torno dal lavoro, vado da lei e mi scopro a spiarla, a guardarle lo sguardo, controllarle il pelo, analizzare la grandezza dei tumori…con la paura di scoprire qualcosa che non va.

Queste ultime settimane sono state molto faticose per lei. Prima si è ferita (credo in paddock) a un nodello. Ora ha una tosse fortissima e mal di gola. Quindi mangia molto poco e quando tossisce, rampa, credo per il dolore. Non ha febbre, almeno per ora.

Ma il freddo di questo periodo non aiuta. Oltretutto, per non interferire con il suo instabile equilibrio, su indicazione del veterinario che mi segue, non ho fatto la vaccinazione antinfluenzale. Lasciandola quindi più esposta ai virus che sembrano circolare in abbondanza.

Ma ce la farà anche questa volta. Ne sono certa. Un mese fa avevo anche provato a rimetterle la sella. Due volte. Un po’ di passo e un po’ di trotto in maneggio. Tutto perfetto. Lei di ottimo umore e piena di energie. Ma il veterinario mi ha rimesso a terra. Non devo più montarla, per una semplice ragione: la pressione della massa tumorale vicino al cervello potrebbe improvvisamente diventare insopportabile, crearle scompensi e fragilità che non so bene dove potrebbero portare. Certo potrebbero mettere in pericolo chi le sta sopra. Quindi, basta esperimenti. Alla vita di un tempo non si può proprio tornare.