Archivio mensile:ottobre 2010

L’essenza dell’amore e della compassione

Questo è l’ultimo post di questo blog. Fra pochi giorni cambierà anche indirizzo e diventerà www.lacavallamargherita.it. Per sempre. In ricordo di Marghe.

Ho riletto alcuni miei racconti, in quasi quattro anni di malattia. E lì ho trovato le parole giuste per chiudere qui. Sono certa che rispecchiano emozioni e sentimenti di tutti coloro che con generosità e affetto ci hanno seguite fin qui e che oggi voglio ringraziare e abbracciare.

Eccole.

I cavalli sono i nostri maestri perduti. Sono l’anima forte e dolce che si congiunge e nutre chi sa guardare oltre. Perché negli animali, e in particolare nel cavallo, risiede l’essenza dell’amore e della compassione.

Il cavallo di vento, come lo chiamano gli sciamani mongoli, abita nel petto. E’ il potere dell’anima del cuore. Nutre il cuore e ne aumenta la forza. Proprio come il vento ravviva il fuoco. Sale e scende durante la vita. Più ne abbiamo più il nostro cuore e tutta l’anima hanno potere.
Chi ha molto vento nel suo petto sarà magnanimo e coraggioso. Proprio come Margherita.

Margherita ora galoppa di nuovo, nel vento

Non sono lucida. Anzi, sono devastata. Ma devo dar conto ora di quanto è successo questa mattina. Prima o poi crollerò e non ce la farò.

Loung-ta, cavalli nel vento

Loung-ta, cavalli nel vento

Margherita non c’è più. Se ne è andata verso le 11, serena e fra le mie braccia, annusando il mio odore e sentendo battere il mio cuore.

Ho cercato che tutto fosse il più “normale” possibile per lei.

Alle 7, come ogni mattina, sono andata da loro, ho dato l’avena e il fieno, ho pulito la capannina, ho messo acqua frescia, ho tolto la coperta impermeabile a Margherita lasciandole quella di cotone blu che le sta tanto bene.

Poi sono tornata a casa a sistemare un po’. Verso le 9 mi sono ripresentata alla loro porta. Come faccio nei giorni di festa. Ho sistemato ancora la capannina, issato un lungo Loung-ta sullo spiovente, regalato qualche carota, messo la capezza alla Marghe e l’ho portata a brucare il trifoglio.

Sono rimasta così con lei fino alle 10 quando è arrivato Andrea. A quel punto era stanca e avrebbe voluto tornare a casetta. Ma ha accettato senza muoversi che Andrea la disinfettasse e le impiantasse due aghi, uno da una parte del collo e uno dall’altra.

Per un attimo si è alterata. Non capiva cosa stava succedendo. Ma sono certa che è stato più l’odore dell’alcol che altro.

Da quel momento non ha mosso più un passo. Ha appoggiato il muso fra le mie braccia e lì è rimasta in attesa. Mi si è affidata. Si è fidata di me. Anche in questo ultimo terribile attimo. Non credo di meritarmelo.

Il primo intervento è stato un calmante. Poco a poco la mia bionda ha cominciato ad abbassare la testa e a rilassarsi. Dopo una ventina di minuti è stato il momento del miorilassante. Necessario perché i muscoli potessero cedere e Margherita accettasse di stendersi.

E’ stato il momento più faticoso per me. Marghe resisteva. Non voleva scendere. Poi, lentamente, si è seduta sui posteriori e si è coricata sul lato destro. Senza strappi, piano piano. Senza paura nei suoi occhi. Ormai lontani.

Andrea ha iniettato l’anestesia. Dopo un’altra ventina di minuti Margherita dormiva serena appoggiando la testa sulle mie gambe. Infine l’ultima iniezione in un attimo le ha fermato il cuore.

In questa lunga eterna ora – tanto è durato il passaggio verso la libertà dal dolore e da una vita che non era più vita - non le ho mai lasciato il muso. L’ho accarezzata a lungo. Baciata. Stretta. Ho cercato di essere serena e di non piangere.

Se ne è andata in un sussulto e ora mi sento persa.