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Situazione stazionaria….pena

Margherita, qualche giorno fa

Margherita, qualche giorno fa

Tutto fermo. Margherita continua a comportarsi come fa da una settimana esatta: quando vede il fieno si avvicina, mangia qualche pagliuzza, resta in capannina per una mezz’oretta. Poi torna nell’angolo in fondo, sotto il sole. E qui, vi assicuro, queste sono giornate faticosissime. Sembra impossibile che non preferisca mettersi al riparo, all’ombra.

Nell’angolo assume quella sua aria semi addormentata, con la testa sospesa a mezza via. Quasi facesse fatica a tenerla su.

Ho riparlato con il vet. Aspetto fino a domenica. E non so bene cosa aspetto.

Con lui ho già definito il percorso da fare. Prima un bel pastone con tante mele e carote, poi a brucare nell’erba alta (sperando che le faccia gola) insieme a Nina. Un primo sedativo, in modo che senta il bisogno di sdraiarsi. Un’anestesia più profonda. Infine la puntura.

Nina resterà con noi per tutto il tempo. Se vedrà la sua compagna andarsene, saprà accettare il destino, non si sentirà abbandonata.

Ripeto in modo ossessivo dentro di me questo percorso. Come fosse un film. E senza crederci davvero.

L’estate di Margherita

Margherita, luglio 2010

Margherita, luglio 2010

Mi scuso. Mi scuso davvero. Sono due mesi che non scrivo. Ma ogni tanto mi è penoso descrivere Margherita.
Vorrei dirvi però che sta meglio.

Ha affrontato bene il grande caldo, con quotidiane docce, tanta acqua, carote e mele. E un paio di chili di avena al giorno, con aglio essicato (nella speranza che le mosche la torturino meno) e sali minerali. Ogni tanto le metto una coperta per ripararla dalle punture di insetti. Il fatto che è grigia e pure malata è un ricettacolo di mosche, zanzare e tafani.

Una coperta per proteggerla dalle mosche

Una coperta per proteggerla dalle mosche

Mi sembra addirittura ingrassata. Le staminali sembra che stiano facendo effetto.

Staminali finite, che succederà ora?

La scorsa settimana Margherita ha finito la sua cura con le cellule staminali. Prosegue invece la somministrazione quotidiana di Lycopodium 12 lm (per aiutare il fegato a eliminare tossine) e di nosode per il melanoma equino.

In questi giorni di primavera ho levato la coperta e mi colpisce, oltre a farmi soffrire, la sua magrezza.

Troppo magra...

Troppo magra...

Ma Margherita mangia sempre con appetito, sia il fieno che l’avena. Ed è attiva. E presente. Il video che ho fatto lo dimostra abbastanza. Non nervosa, direi. Piuttosto presente rispetto al mondo che la circonda.

Il tumore a sinistra, la sede originaria

Il tumore a sinistra, la sede originaria

Il veterinario Marco Polettini mi ha confermato che all’occhio sinistro non ci vede proprio. Ora è visibile anche una piccola lesione. Peccato, qualche settimana fa mi sembrava che avesse recuperato la vista, compromessa sicuramente dal tumore che fa pressione. Nelle foto qui si vede chiaramente la dimensione del tumore e la differenza di quello sinistro (questa è la sede originale) e quello destro (dove è passato nello spazio di un anno).

Il tumore di Margherita, a destra

Il tumore di Margherita, a destra

Ora la terapia si ferma per qualche mese. Se Margherita recupererà vigore, potremmo pensare a un altro paio di inoculazioni di staminali omologhe. Lo vedremo. Per l’oggi, mi chiedo se sia possibile farle recuperare un po’ di muscolatura, magari con un leggero lavoro alla corda visto che non mi sembra il caso gravarle sulla schiena con la sella.
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=IPUduJBMjrM]

Veterinario in visita: Marghe più in forma della sua “padrona”

E’ venuto Stefano Cattinelli, il veterinario di Trieste, a visitare Margherita. Era da un po’ di tempo che non la vedeva. E non l’ha trovata affatto male. Magra ma non così tanto. Una massa muscolare non del tutto scomparsa. E soprattutto un bell’occhio. Uno sguardo pieno, vivo e sereno.

Margherita, nel dicembre 2005, un anno prima della biopsia

Margherita, nel dicembre 2005, un anno prima della biopsia

Insomma, oggi la bionda sta molto meglio di me che non riesco a proferir parola causa laringite acuta, sic.
Devo già dare il merito alle prime staminali? Ho quasi paura a dire di sì. Ma è vero che da una settimana Margherita è diversa. Giovedì tocca al secondo round delle staminali. Questa volta omologhe.

Sono serena. Ho una grande fortuna: ho tre veterinari fantastici (Andrea Bertoli di Treviso, Stefano Cattinelli di Trieste e Marco Polettini di Roma) che non ci abbandonano neppure un giorno. Sempre pronti ad ascoltare, a rispondere, a tranquillizzare, a trovare nuove strade. E soprattutto a condividerle. Grazie. Davvero grazie.
Ah, ultima, giusto perché non è veterinaria ma una prossima naturopata, c’è anche Tiziana. Anche lei insieme a noi.

A volte mi chiedo dove ci/mi stia portando questa avventura. Forse verso una crescita profonda del mio animo. Certamente incontro a tante fantastiche persone che solo grazie a Margherita ho avuto la fortuna di conoscere.

Staminali, l’avventura è cominciata

Fatto. Il viaggio di Margherita nelle staminali è iniziato. Mercoledì 17 febbraio il dottor Polettini ha inoculato alla mia bella bionda così tanto malata la prima dose ricavata da staminali eterologhe di un giovane cavallo, bello, forte e sano.[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=hI0k-SaPGSk]

Lo stesso giorno ho iniziato la terapia di autovaccino con il nosode equine melanoma. Per bocca. Dovrò proseguire per 25 giorni. Giovedì 25 febbraio ci sarà la seconda inoculazione, la prima con cellule staminali omologhe (cioè di Margherita). Poi, credo, una pausa di un paio di settimane.

Il dottor Polettini mi aveva avvertito che avrei visto un po’ stanca la cavalla nei giorni subito dopo la prima terapia. Non è stato così. Anzi. La mia sensazione è che Margherita sia più presente al mondo che la circonda. L’occhio sinistro lacrima meno. Entrambi sono più vivi e attenti. Traspare uno sguardo più sereno e in qualche modo “forte”. Polettini mi ha detto che l’effetto antinfiammatorio della staminali è immediato. Quindi Margherita potrebbe davvero, già ora, essere meno sofferente.

Nuova terapia: autovaccino e staminali

Ok, non me lo aspettavo ma sono arrivata a una decisione. E soprattutto a una nuova terapia per Margherita. Non voglio vederla soffrire. Ormai sono in ballo. Tre anni fa ho deciso che l’avrei aiutata e non posso mollare proprio ora.
Curerò Margherita con l’aiuto delle cellule staminali.


E’ successo tutto la scorsa settimana, complice mia sorella e la sua boxer Joy. Tramite lei ho conosciuto il veterinario romano Marco Polettini, che lavora con le staminali. Non ho resistito e gli ho fatto vedere Margherita.

Mi ha proposto una doppia terapia che cerco di riassumere, sia pur non scientificamente.
Polettini ha prelevato a Marghe una siringa di sangue. Gli servirà per due fasi di trattamento:
1.  un autovaccino che contiene nosodi di equine melanoma (fatto da una casa farmaceutica inglese). Questo le permetterebbe di irrubustire le sue difese immunitarie.

2. il secondo passo è legato alle staminali con 5 inoculazioni, la prima eterologa (da staminali di un cavallo sano, giovane e forte), le altre 4 con le sue stesse staminali. 

Polettini ovviamente non mi promette nulla, men che meno la guarigione. Ma mi assicura che la qualità della vita della cavalla sarà sicuramente migliore e quindi anche la sofferenza che le vedo addosso oggi, minore.

La terapia potrebbe iniziare già mercoledì. Attendo notizie da parte del veterinario.

Ancora dolori…ma abbiamo superato il grande freddo

Il glomo destro di Margherita è ancora dolente. E’ caldo in un punto specifico. Si infiamma, forse perché lei carica troppo la parte destra del corpo per scaricare quella sinistra dove “vive” il tumore.
Ho ricominciato con gli impacchi di amuchina e poi di argilla. Devo assolutamente evitare che si blocchi con il corpo perché il vet è via per le vacanze e nessuno sarebbe in grado di rimetterla in sesto.

Ieri l’ho fatta passeggiare un po’. Ma sempre dietro a Nina, portata alla longia da una mia amica. Il problema è che Marghe non vuole allontanarsi da Nina neppure un attimo. Appena non la vede è come se le mancasse la terra sotto i piedi…ciò significa che non potrò più montare. Non voglio vederla sclerare in quel modo. Mi fa troppa pena.

Ma la vera notizia di questo post è che sembra che abbiamo superato indenni il grande freddo di prima di Natale. Qui, in terra trevigiana, siamo finiti a 12 gradi sotto lo zero! A Marghe ho aggiunto un’altra coperta e un copricollo. Nina invece ha provveduto da sola: è diventata un pelouche :-)

Cavalli come i cani

Oggi Margherita aveva tutte e due le gambe anteriori gonfie. Uno strano gonfiore, quasi una ritenzione idrica. Un edema. Per di più lo sguardo assente era ancora più assente e non riusciva proprio a camminare, nè ad abbassare la testa per mangiare. Mi sono preoccupata da morire.

Andrea, il veterinario è riuscito a venire a vederla verso sera. La diagnosi non è stata veloce. Di fatto sembra che l’anteriore sinistro abbia avuto un trauma (una botta? dove? come?) piuttosto intenso. Il dolore, negli ultimi due giorni (ho lasciato Margherita abbastanza bene martedì pomeriggio) è stato tale che le cervicali, già compromesse dal tumore che preme, si sono bloccate. E con queste tutta la schiena e soprattutto il bacino. Caricando qui e là sugli anteriori, la fatica e il dolore sono stati così forti che in tutto il corpo ha cominciato ad accumulare acido lattico. Prima che arrivasse il veterinario, la parte anteriore tremava tutta.
Un lungo massaggio ha sbloccato cervicali, schiena, bacino. Impacchi di amuchina, ghiaccio e cretata nella zona del trauma spero risolvano il qualche giorno la situazione. La cosa certa è che dopo il massaggio, che per Margherita è stato doloroso (ma lei appoggiava la testa alla mia spalla, respirandomi profondamente), lo sguardo della cavalla era diverso.

La cosa che mi ha più colpito è stato l’atteggiamento di Nina durante il lavoro del veterinario. Nina non ci ha lasciato un momento. Guardando con estrema curiosità quello che stava succedendo. Poi, si è leggermente abbassata e ha cominciato ad annusare la gamba dolorante di Margherita. Su e giù. Poi si è fermata su un punto esatto e ha cominciato a leccare. Andrea ha controllato e ha individuato proprio in quel piccolo punto il trauma. Nina ha continuato a leccare, senza paura. Non temeva reazioni strane di marghe. Poi, Marghe si è girata verso di lei e l’ha guardata, lasciandola fare. Poi ha sospirato ed è tornata a guardare me.

Non avevo mai visto un cavallo che “cura” con la sua saliva il male di un altro cavallo. Né avevo letto o pensato che ciò potesse accadere. Andrea non si è stupito, ma anche per lui era prima volta che vedeva una così lunga seduta di terapia fra cavalli. Straordinario. Anche per il fatto che tutto avveniva sotto i nostri occhi, mentre noi parlavamo e le accarezzavamo. Straordinario.

Tosse e gambia gonfia

Ogni tanto mi sento scoraggiata. E’ vero: da tempo Margherita conserva quel certo equilibrio che la fa stare abbastanza bene. Dovrei essere contenta. E lo sono. Ma qualche volta, quando qualcosa va storto, mi sento scoraggiata e stanca. Il garretto destro di Marghe oggi è gonfio. E le fa male, tanto che non vuole farsi toccare. Le ho fatto una cretata e le ho dato una fiala di arnica. Gliela darò per qualche giorno ancora. Poi l’ho sentita tossire…ed era da un pezzo che non succedeva. Quindi, 30 gocce di Reckweg R9. Anche questo glielo darò x qualche giorno. Ma la vera cosa che mi preoccupa è che vedo uno strano sguardo. E’ come assente. Dolente? Forse. Comunque, mangia. Ieri le ho dato il vermifugo (anche a Nina): che sia quello che la rende strana? mah…

In viaggio (mostruoso) verso la morte

Confesso: quel video non lo guarderò mai. Ho già letto. Negli anni. Ho già visto troppo immagini. Ma chi non sa, guardi il nuovo video e legga il nuovo dossier, distribuiti in Italia dalla LAV, la Lega antivivisezione, che documentano il trattamento impietoso e il trasporto in condizioni drammatiche, spesso illegali, dei cavalli destinati alla macellazione in Italia.

L’Italia importa l’84% dei cavalli vivi movimentati nell’Unione Europea, equivalenti a circa 80.000 cavalli vivi nel 2006 e 90.000 nel 2005, la maggior parte dei quali provengono dalla Spagna e dall’Est Europa, in particolare Lituania, Romania e Polonia. Con 170.000 cavalli macellati ogni anno, l’Italia detiene il negativo primato del più alto consumo europeo di carni equine, sebbene in flessione rispetto agli anni ’90 (260.000 cavalli macellati in Italia nel 1995).

I cavalli sono trasportati su camion per 36-46 ore verso l’Italia, spesso senza riposo, senza cibo e acqua adeguati, a temperature che d’estate superano i 40° C. Alcune investigazioni hanno documentato gravi illegalità come la violazione del requisito (Regolamento (CE) N.1/2005) del trasporto dei cavalli in “stalli individuali”, per viaggi lunghi più di 8 ore.  “Per fare un paragone, immaginate quanto sarebbe drammatico se migliaia di persone fossero ammassate su un autobus o nei vagoni della metropolitana per 36-46 ore consecutive, senza possibilità di muoversi, senza acqua e cibo, al caldo e al freddo – dichiara Roberto Bennati, vicepresidente della LAV – I controlli di polizia hanno costantemente rivelato la sofferenza e la crudeltà del commercio di cavalli vivi destinati al macello, dal momento che la normativa comunitaria che prevede che i cavalli viaggino in box singoli e possano riposare, nonché avere cibo e acqua sufficienti, viene regolarmente ignorata. Seguendo l’impegno del Piano quinquennale sul benessere animale, l’UE entro quest’anno proporrà nuove e più restringenti norme per ridurre i tempi di viaggio e le densità di carico degli animali vivi destinati al macello; ai nostri Ministri della Salute e delle Politiche Agricole chiediamo l’impegno a seguire questa linea, a contrastare le illegalità e a fermare questo crudele trasporto di animali vivi.”

“Il trasporto di carni refrigerate è in corso da più di 125 anni, eppure ancora milioni di cavalli, bovini, suini e pecore soffrono e muoiono ogni anno per essere trasportati su lunghe distanze, inutilmente, soltanto per essere macellati sul luogo d’arrivo e per un consumo di cui non vi è alcuna reale necessità – continua Roberto Bennati – Il trasporto su lunga distanza di animali vivi destinati alla macellazione è un grande business mondiale, malgrado gli evidenti e seri problemi di salute, di sicurezza e di qualità della carne che provoca. In qualsiasi momento del giorno ci sono più animali in viaggio, che persone.”

Il consumo di carne di cavallo è concentrato in alcune regioni: la Puglia consuma il 32% del totale nazionale, la Lombardia il 14,3%, il Piemonte il 10,8%, l’Emilia Romagna il 9,2%; il Veneto il 7,6%, il Lazio il 5,5%; tale consumo risulta in diminuzione (la media procapite è di quasi 1 kg), segno di una evoluzione culturale probabilmente legata ad una sempre più estesa identificazione del cavallo come animale “da compagnia”.

I consumatori italiani non sono correttamente informati circa l’esatta provenienza di questa carne: in particolare in Puglia, dove i consumatori richiedono carne di cavallo “fresca” acquistata esclusivamente presso il macellaio di fiducia, i consumatori sono convinti di comprare carne di cavalli “locali” cioè allevati in zone vicine al luogo di macellazione e comunque animali che non subiscono un lungo trasporto verso il macello. In realtà i cavalli provengano da Lituania, Romania, Polonia e Spagna e per arrivare al mattatoio sono costretti a viaggiare anche per due o tre giorni.

Il dossier distribuito in Italia dalla LAV e in tutto il mondo dalla Coalizione internazionale “Handle with Care” (Trattare con Cura)*, documenta i principali effetti del trasporto sugli animali e quindi sulla qualità delle carni, tra questi: lesioni ed ecchimosi, e quanto più queste sono gravi minore è la quantità di carne commerciabile; la cosiddetta carne DFD (Dark, Firm, Dry: scura, rigida e secca), provocata dal consumo del glicogeno nei muscoli a causa della spossatezza degli animali dovuta ai lunghi viaggi; una maggiore durezza delle carni e la cosiddetta carne PSE (pale, Soft, Exudative: pallida, molle, essudativa); contaminazioni da salmonella.