Cavalli da tiro a rischio vita

L’allarme viene dalla Fiera di Verona dell’inizio di novembre 2009 d è stato riportato dal Giornale di Vicenza:
«Ne ho parlato anche con gli altri allevatori. Siamo d’accordo tutti. Se non arriva il contributo della Regione saremo costretti a mandare i nostri cavalli al macello». Gianfranco Boscari, allevatore di cavalli agricoli italiani da tiro pesante rapido, ha lanciato alta la protesta da “Fieracavalli”. I suoi 40 cavalli dal mantello rossiccio e dalla criniera inconfondibile hanno pascolato tutta l’estate sui prati dell’altopiano di Asiago, sulle alture del Monte Corno, attorno alle malghe, ammirati da turisti e vacanzieri, coccolati dai bambini.
La sua mandria comprende 25 fattrici, 2 stalloni e tanti puledrini. «Fino allo scorso anno – spiega Boscari, che si dedica a questi cavalli da una ventina di anni per pura passione – da Venezia ci giungeva regolarmente ogni dodici mesi un contributo dai 250 ai 300 euro per capo. Non è che con questa cifra si riuscisse a coprire le spese. Solo di foraggio, questi cavalli ci costano 5 euro al giorno per animale. Però l’aiuto della Regione era importante perché ci dava lo stimolo a continuare in un’attività che ha lo scopo di salvare una razza in estinzione. Ora pare che quest’anno la Regione abbia bloccato il contributo per mancanza di fondi, per il fatto che la precedenza sarebbe andata ad altre iniziative, mentre il contributo 2008 non è ancora arrivato. È ovvio che se ci lasciano soli non ce la facciamo ad andare avanti».
Il problema riguarda molti allevatori veneti. Cavalli da tiro pesante si trovano in tutta la regione. «Nel Veneto – spiega Boscari – ci sono 250 fattrici».
La storia di questo cavallo unico e particolare inizia nel secolo scorso alla fine degli anni Venti. In Italia, all’epoca, c’era l’esigenza di disporre di un ceppo equino adatto ai lavori agricoli e al tiro.
Nelle aziende agricole del Veneto e di tutta la pianura padana si allevavano cavalli di tipo pesante senza però che ci fosse una razza precisa. Così, si fecero esperimenti utilizzando stalloni di razze famose.
I migliori risultati si ebbero con i riproduttori Norfolk-Bretoni, per cui in Emilia, nel Veneto e in Friuli si incrociarono questi stalloni con fattrici locali, e a partire dal 1927 ne nacque un ceppo specifico.
Il suo impiego come razza da lavoro fu abbandonato negli anni Sessanta con lo sviluppo della meccanizzazione.
Negli anni Novanta, grazie alla diffusione del turismo ambientale e dell’agricoltura biologica,è ripreso l’interesse.
In Italia, due anni fa, sono stati censiti oltre seimila capi di questo cavallo.

Un pensiero su “Cavalli da tiro a rischio vita

  1. lionello basolo

    ANCHE LE ALTRE RAZZE DA TIRO SI STANNO ESTINGUENDO, DAL NORICO AL MURGESE, E ANCHE I PICCOLI IMPRENDITORI SI ESTINGUONO, COSI’ COME SPARISCONO LE PENSIONI E LE MEDIE IMPRESE, SPARISCONO GLI ANIMALI SELVATICI COME LE RAZZE DOMESTICHE E LA SOCIETA’ VA’ A ROTOLI, MA NON SO’ SE’ QUESTO IMPORTI A QUALCUNO O NO, VISTA L’ APATIA GENERALE CREDO DI NO, O ALMENO NON IMPORTA A CHI CI COMANDA ED ADDESTRA, CONSEGUENTEMENTE NON IMPORTA AL POPOLO PERFETTAMENTE ADDESTRATO.

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