La paura e le carezze

Piccola Maggy lo scorso novembre

Piccola Maggy lo scorso novembre,non si nota ma siamo nel periodo clou della sfida

Quando è arrivata a casa mia Piccola Maggy aveva appena 4 mesi. Ed era ingestibile. Mordeva, calciava,ti veniva incontro con le orecchie abbassate e gli occhi aggressivi.

Pensavo fosse una piccola femmina alfa.Di quelle che appena crescono prendono il comando del branco. Per la verità anche il veterinario aveva la stessa opinione di quella creatura buffa.

Con la Nina sulla neve

Con la Nina sulla neve

Avrebbe voluto dire che anche Nina, per quanto grande, grossa e più “anziana” prima o poi sarebbe diventata la gregaria. Di una mostriciattola.

Non lo nascondo: ero un po’ impaurita da Piccola Maggy. Perché non mi sono mai trovata a dover allevare da sola un puledro. E perché prendersi un calcio da quei piccoli zoccoli impazziti avrebbe potuto significare un gran dolore.
Quindi stavo ben attenta a come mi muovevo fra loro. Ma mi chiedevo fino a che punto avrei potuto continuare così.

Un’amica che lavora con i pony non ha avuto dubbi di fronte a Piccola Maggy: bisognava domarla. Già, ma come?

Bisognava farle capire, con le regole del branco, che ero io la capobranco.Non lei. Quindi ogni volta che lei mi avrebbe aggredito, io avrei dovuo reagire con più forza. Magari con un frustino in mano.

Grandi rotoloni...

Grandi rotoloni...

Non me la sono sentita. Mi sono mossa con l’istinto. Lasciando da parte la mia natura di predatore. Anzi partendo proprio da questa. E pensando a come lei si sentiva una preda.

Perché forse, mi sono detta, l’aggressività di Piccola Maggy era dovuta alla paura. Chissà come erano stati i suoi primi quattro mesi di vita. Chissà che rapporti aveva avuto con gli umani.

Insomma, avrei dovuto prenderla con le buone. In qualche modo. E comunque era l’unico modo che potevo concepire.

Ho cominciato ad accarezzarla da lontano, con uno stick arancione, quello che Pat Parelli utilizza per la doma dolce. Poi, restando protetta fuori dal recinto, ho iniziato ad accarezzarla sul corpo.

Sorpresa: Piccola Maggy non solo ci stava, ma mostrava di apprezzare le carezze energiche, una sorta di grooming sul suo piccolo corpo che nessuno fino a quel momento le aveva mai fatto. Neppure Stella.

Sono stati sufficienti pochi giorni. Le mie carezze l’hanno conquistata. In modo totale.

Ci ho messo diciamo sei mesi a stabilire una relazione pienamente serena, ma oggi, appena mi vede, mi viene incontro allegra e pretende tante carezze.

Mi appoggia il musino sul braccioe si fa stringliare, pettinare la criniera, spazzolare le zampette, sistemare la frangetta. Ora riusciamo perfino a farle i piedi.

Un raro momento di riposo

Un raro momento di riposo

Certo, quelle piccole orecchie sono spesso abbassate in segno di sfida…ma questo è il suo carattere. E’ sicuramente una femmina alfa, dominante. Ciò significa che non dovrò comunque abbassare la guardia. Soprattutto in quei giorni in cui ha la luna rovescia.

Ma grazie a tutte queste carezze oggi siamo grandi amiche.
E avevo ragione: Piccola Maggy aveva solo paura.

Un anno fa…

Lo sguardo dolce di Nina

Lo sguardo dolce di Nina

Margherita è morta il 1 ottobre 2010. Era mattina. E Nina, la bardigiana con cui aveva vissuto per tre anni, ha assistito al suo dolce e lento passaggio dalla vita ai pascoli celesti.

Era tranquilla Nina. Silenziosa e attenta a quello che sta succedendo. Fino al momento in cui quell’orrendo camion non è arrivato e se l’è portata via.

Era il primo pomeriggio e Nina è quasi impazzita. Ha cominciato a correre, nitrire, ansimare, annusare l’aria con disperazione. Ero stravolta e travolta. Dal dolore della perdita di Margherita e dall’impotenza di fronte alle lacrime di Nina.

Piccola Maggy con la mamma Stella, alle prese con il fieno

Piccola Maggy con la mamma Stella, alle prese con il fieno

Così sono andata in una casa dove sapevo c’erano pony la cui fine non era proprio chiara. Ne ho chiesta una. Me l’hanno data, l’ho comprata.

E’ arrivata Stella con la testa china. Gonfia, con i piedi non curati, il pelo sofferto. Ok, ce ne andiamo di qui le ho sussurrato. Ma improvvisamente dietro è arrivata una piccola di 4 mesi. Buffissima.

Prima erbetta per PM

Prima erbetta per PM

Non potevo dividerle. Ok, le prendo tutte e due. Andiamo da Nina. Così abbiamo fatto. E la sera di quel 1 ottobre, Nina aveva due nuove amiche. Che non ha amato dal primo momento. Anzi. Ma di questo parleremo più avanti.

E primo incontro con la neve...

E primo incontro con la neve...

La puledrina l’ho chiamata Piccola Maggy, in onore di Margherita. Eccola, mentre fa conoscenza con Vittorio, il mio boxer.

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=E91RtdK5vk0&feature=player_embedded]

Ricominciare

E’ passato un anno dalla morte di Margherita. E’ lungo un anno. E lei continua a mancarmi.

Ma ho deciso di riprendere a scrivere. Di raccontare ancora storie di cavalli.
Non solo i miei cavalli. Mi piacerebbe che nel nome della bella grigia si ricominciasse in tanti qui a scrivere e parlare del legame che ci lega ai nostri cavalli.

Delle ingiustizie e delle belle storie. Delle fatiche e delle passioni. Delle delusioni e dei desideri.

Ricominciamo. Insieme. Mentre Marghe galoppa nel vento.

L’essenza dell’amore e della compassione

Questo è l’ultimo post di questo blog. Fra pochi giorni cambierà anche indirizzo e diventerà www.lacavallamargherita.it. Per sempre. In ricordo di Marghe.

Ho riletto alcuni miei racconti, in quasi quattro anni di malattia. E lì ho trovato le parole giuste per chiudere qui. Sono certa che rispecchiano emozioni e sentimenti di tutti coloro che con generosità e affetto ci hanno seguite fin qui e che oggi voglio ringraziare e abbracciare.

Eccole.

I cavalli sono i nostri maestri perduti. Sono l’anima forte e dolce che si congiunge e nutre chi sa guardare oltre. Perché negli animali, e in particolare nel cavallo, risiede l’essenza dell’amore e della compassione.

Il cavallo di vento, come lo chiamano gli sciamani mongoli, abita nel petto. E’ il potere dell’anima del cuore. Nutre il cuore e ne aumenta la forza. Proprio come il vento ravviva il fuoco. Sale e scende durante la vita. Più ne abbiamo più il nostro cuore e tutta l’anima hanno potere.
Chi ha molto vento nel suo petto sarà magnanimo e coraggioso. Proprio come Margherita.

Margherita ora galoppa di nuovo, nel vento

Non sono lucida. Anzi, sono devastata. Ma devo dar conto ora di quanto è successo questa mattina. Prima o poi crollerò e non ce la farò.

Loung-ta, cavalli nel vento

Loung-ta, cavalli nel vento

Margherita non c’è più. Se ne è andata verso le 11, serena e fra le mie braccia, annusando il mio odore e sentendo battere il mio cuore.

Ho cercato che tutto fosse il più “normale” possibile per lei.

Alle 7, come ogni mattina, sono andata da loro, ho dato l’avena e il fieno, ho pulito la capannina, ho messo acqua frescia, ho tolto la coperta impermeabile a Margherita lasciandole quella di cotone blu che le sta tanto bene.

Poi sono tornata a casa a sistemare un po’. Verso le 9 mi sono ripresentata alla loro porta. Come faccio nei giorni di festa. Ho sistemato ancora la capannina, issato un lungo Loung-ta sullo spiovente, regalato qualche carota, messo la capezza alla Marghe e l’ho portata a brucare il trifoglio.

Sono rimasta così con lei fino alle 10 quando è arrivato Andrea. A quel punto era stanca e avrebbe voluto tornare a casetta. Ma ha accettato senza muoversi che Andrea la disinfettasse e le impiantasse due aghi, uno da una parte del collo e uno dall’altra.

Per un attimo si è alterata. Non capiva cosa stava succedendo. Ma sono certa che è stato più l’odore dell’alcol che altro.

Da quel momento non ha mosso più un passo. Ha appoggiato il muso fra le mie braccia e lì è rimasta in attesa. Mi si è affidata. Si è fidata di me. Anche in questo ultimo terribile attimo. Non credo di meritarmelo.

Il primo intervento è stato un calmante. Poco a poco la mia bionda ha cominciato ad abbassare la testa e a rilassarsi. Dopo una ventina di minuti è stato il momento del miorilassante. Necessario perché i muscoli potessero cedere e Margherita accettasse di stendersi.

E’ stato il momento più faticoso per me. Marghe resisteva. Non voleva scendere. Poi, lentamente, si è seduta sui posteriori e si è coricata sul lato destro. Senza strappi, piano piano. Senza paura nei suoi occhi. Ormai lontani.

Andrea ha iniettato l’anestesia. Dopo un’altra ventina di minuti Margherita dormiva serena appoggiando la testa sulle mie gambe. Infine l’ultima iniezione in un attimo le ha fermato il cuore.

In questa lunga eterna ora – tanto è durato il passaggio verso la libertà dal dolore e da una vita che non era più vita - non le ho mai lasciato il muso. L’ho accarezzata a lungo. Baciata. Stretta. Ho cercato di essere serena e di non piangere.

Se ne è andata in un sussulto e ora mi sento persa.

Ho preso la decisione: da domani dormirà per sempre

Lo faccio perché ho paura che stia troppo soffrendo.
Perché ho paura di trovarla a terra senza forze in preda a dolori che potrebbero avere origine ovunque nel suo corpo. Le metastasi sono sicuramente in fase avanzata.

Perché non conosco cavalli che siano morti senza atroci sofferenze. L’unica chance per non soffrire, per loro, è un attacco di cuore.

Perché trascorre tutto il giorno dentro in capannina, con il muso nell’angolo. Perché non si distende più: teme di non avere la forza di rialzarsi. E’ una settimana che sta sempre in piedi. Proprio lei che amava dormire sdraiata. Qualche volta anche di pomeriggio.

Quindi ho preso appuntamento con il vet. E anche con il servizio trasporto della Asl, per il dopo.

Mi sento in colpa, verso Margherita. Qualunque sia la mia decisione. Ma soprattutto, mi manca già da morire. Guardo il prato con la prima erbetta che sta crescendo e penso che lei, a primavera, non potrà correrci.

E’ troppo forte il legame con lei. Perché? Perché a lei devo la vita. Ha saputo aiutarmi e amarmi incontrandomi in un momento di grande infelicità. Quando avevo perso i miei due più cari amici. Li avevo accompagnati verso la morte. Giorno dopo giorno. Prima Paolo, poi Franco. E ora sto facendo lo stesso con lei.

Verso la fine: Nina sente la morte che si avvicina

Margherita si è ripresa dalla crisi di giovedì scorso. Ma ieri ha avuto un altro attacco, davanti a me fortunatamente. Il panico è stato evitato. Almeno il suo.

Temo di essere alla fine. Anche il comportamento di Nina è sempre più strano. Con Margherita è dominante, aggressiva, cattiva. Come non l’ho mai vista. Non vuole che Margherita si avvicini al fieno. La spinge lontano, in mezzo al campo. E la povera Marghe ubbidisce, spaventata.

Mi si è stretto il cuore a vedere ieri queste dinamiche: Margherita così indifesa e instabile sulle gambe, stanca anche perché ho notato che non si stende più; Nina, che è sempre stata un angelo, così aggressiva e feroce.

Ho pensato a mille cose per darmi una ragione di questo comportamento. Poi ho deciso di chiamare un esperto. Tramite l’ etologo Danilo Mainardi, che vive a Venezia, ho avuto il numero di Francesco De Giorgio, suo allievo ed esperto di comportamento equino.

Pur non conoscendo la storia di Margherita e Nina, se non dalle mie parole, ha interpretato in questo modo l’atteggiamento della più piccola: “In questo momento Nina è un cavallo. Al di là del suo carattere e delle sue specificità. In natura un cavallo in difficoltà, malato, vicino alla morte, o viene predato oppure viene allontanato dal branco. Perché potrebbe metterlo in pericolo”.

Nina sente la morte che si avvicina.

Crisi. Forse epilettica

L’ho trovata alle 5 della sera. Al mio rientro dal lavoro. Alfonso, il mio angelo custode (quando sono via è lui che pensa alle cavalle) mi ha subito avvertito che aveva notato che alle 14 Margherita non aveva ancora toccato il fieno di metà giornata e se ne stava immobile in capannina.

Non ho dato tanto peso. Ho pensato a un momento di stanchezza, passeggero. Poi una vicina mi ha detto di aver sentito lunghi nitriti e rumori strani in capannina. Ho sperato in un piccolo litigio con tanto rumore.

Invece l’ho trovata piena di tagli, in tutto il corpo. Non profondi per fortuna. E un gonfiore importante all’altezza dei polmoni. L’ho convinta a fatica a uscire dalla capannina. Non ce la faceva a camminare. L’ho portata alla fontana, le ho lavato le ferite e l’ho disinfettata. Le ho dato una fiala d’arnica. Poi, con il ghiaccio secco, le ho fatto lunghi impacchi nella zona gonfia.

Margherita restava lì in piedi. Ferma. Con l’occhio semi chiuso. L’orecchia sinistra quasi penzolante. Il collo un po’ abbassato. L’ho accarezzata a lungo, parlandole. Dopo un’ora ha cominciato a mangiare qualche carota. Verso le sette è arrivato il vet, il mio meraviglioso Andrea.

Ha confermato che le ferite sono superficiali, nessuna lesione importante. Molte contratture. E la speranza che il gonfiore sia solo uno strappo e un versamento, non un’ascite causata dal tumore. Lo vedremo bei prossimi due giorni. All’arnica ho aggiunto una bustina di antidolorifico.

Dopo mezz’ora di leggero massaggio, ha cominciato a cambiare espressione. Si è definitivamente tranquillizzata e ha cominciato a cercare il fieno.

L’ho rivista, per la terza dose di arnica, pochi minuti fa. Stava mangiando tranquilla. Come se non fosse successo nulla.

Poiché quasi mai durante il giorno Margherita si stende, l’ipotesi è che abbia avuto una crisi epilettica dovuta al tumore che preme sulla testa. Ne ha avuto un’altra di crisi, tre anni fa. Fortunatamente davanti a me. E la mia presenza ha evitato il panico.

Sono a pezzi. A volte penso che seguire Margherita, proteggerla, portarla avanti fino alla fine, con amore e attenzione, sia vedere in lei tutto il dolore e la sofferenza degli animali del mondo. Per i quali  posso fare sempre e comunque troppo poco.